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Visualizzazione dei post con l'etichetta Autismo

Vi presento Giordi

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  La maggior parte dei libri che parlano di bambini e ragazzi asperger sono pensati per addetti ai lavori: psicologi, educatori e genitori, che cercano questi testi per capire l’approccio psicoeducativo più adeguato per lavorare e capire la persona autistica / asperger con una visione scientifica e professionale. Il libro di cui ci occupiamo oggi, invece, si propone come un aiuto e guida per permettere ai bambini e ragazzi di scoprire se stessi e riconoscere le loro particolarità. Ed è proprio quello il punto forte e speciale del libro Io mi chiamo Giordi , scritto ed illustrato da Alice Maurina e pubblicato dalla casa editrice Delmiglio : raccoglie le esperienze dell’autrice stessa affinché il lettore possa avere uno sguardo dalla prospettiva di chi è Asperger. Secondo il dott. Leonardo Zoccante, neuropsichiatra infantile dell’ospedale di Verona, “il libro fornisce chiavi di lettura interessanti, provenienti dal profondo dell’animo, per poter comprendere il Disturbo sulla base di...

Invisibile

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Che le persone siano di dimensioni diverse è un'affermazione che non sorprende nessuno. Basta guardarsi intorno, i nostri parenti stretti, i nostri amici, le persone per strada, per notare che ci sono differenze di altezza. Ma è anche vero che molto di rado troviamo giganti o nani. Essere molto grande può significare un vantaggio in alcuni campi, come in alcuni sport quale il pallacanestro. Ma una persona eccezionalmente alta avrà molta difficoltà a muoversi, trovare vestiti e mobili adatti, e, cosa più importante, tenderà ad avere problemi cardiaci a causa dello sforzo extra che dovrà fare il cuore per funzionare, per far circolare il sangue. Avrà quindi bisogno di un supporto specialistico per avere una migliore qualità della vita. Qualcosa di simile succede con chi è più basso del normale. Questo è facile da notare quando si tratta di qualcosa di evidente come l’altezza. Ma come si fa a notare qual è la "dimensione" della nostra mente? È difficile da dire: è, in certo ...

Il tempo che non c'è

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Diventare madre è come attraversare un portale dimensionale: è un fatto tanto grande che cambia completamente la vita di una donna senza ritorno. Ma se è difficile diventare madre, c’è qualcosa che può esserlo ancora di più: diventare madre di un bambino disabile. Valeria Parrella parte da questa idea per immergerci nei pensieri di una mamma che riceve, poco dopo la nascita del piccolo Arturo, le prime diagnosi di disabilità dovute a sofferenza fetale durante il parto, e poi vengono anche rilevati dei tratti autistici. Il libro (non la storia) inizia con la prima giornata di scuola alle elementari. Questo fatto, che dovrebbe essere un momento di gioia e speranza, per la voce narrante, la madre, non lo è: si tratta invece di un momento di angoscia e paura. Il libro Tempo di imparare ( Einaudi ), di Valeria Parrella , è ben scritto: si nota la bravura della scrittrice nella fluidità con cui si può leggere… ma  - lo confesso - mi sono sentita molto a disagio. Sono autistica. Ho rice...

Rumore

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All'inizio dell'anno ho avuto un burnout. Stavo lavorando da un bel po’ in una cucina industriale, un burger, dove il tempo conta, eccome: tutto funzionava con timer, allarmi, tempi stretti e procedure standardizzate. Il mio contratto era di 18 ore a settimana, ma normalmente facevo circa 40 ore con turni che potevano iniziare alle sette del mattino e terminare alle cinque e mezzo del mattino seguente. Ero diventata abbastanza brava, ma mi sentivo tanto stanca che non ero in grado di leggere, di scrivere, e nemmeno di pensare. C'era troppo rumore nella mia testa. Ogni giorno piangevo mentre andavo al lavoro, piangevo durante il lavoro e piangevo al ritorno dal lavoro. Quando dormivo, sognavo che piangevo mentre lavoravo. Avevo la sensazione di essere abitata da qualcun altro, che non ero io, e che stava combattendo contro di me. Ho chiesto aiuto al medico di famiglia. Mi ha suggerito di prendere alcune pillole, ansiolitici e antidepressivi, in ​​dosi minime per poter contro...

22 giugno 2020

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Faccio molta fatica a iniziare una attività. Ma faccio molta più fatica a sostenerla: a portarla avanti e finirla. Per molto tempo ho pensato che fossi pigra, incompetente, fallita, rotta.   Ma poi ho scoperto qualcosa che ha cambiato questa percezione su me stessa: sono autistica. E quelli che pensavo erano fallimenti di carattere, sono in fondo in fondo conseguenze di errori di hardware. La configurazione del mio sistema nervoso ha delle pieghe e delle meraviglie. Vinco e perdo allo stesso tempo.  Non sono capace di funzionare in modo normale. Devo, invece, scoprire come lavorare e produrre nel mio unico, particolare, modo di essere nel mondo. Ma quello ha significato cambiare la visione di me stessa: non sono un problema, ma ho un problema.  Questo cambio di messa a fuoco di me stessa mi permette vedere le mie potenzialità con compassione ed equilibrio, senza false pretese e senza illudermi. E mi permette anche pensare a come fare il prossimo passo in questo via...

25 maggio 2020

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Lunedì.  Sono stanca. Non ho dormito bene. Mi sono svegliata più volte con la paura di non aver impostato la sveglia. Tra poco torno al lavoro, e spero finire la giornata senza spaventi. Lo dico perché quando sono stanca posso fare più errori; ma nel blog si possono correggere. Nel lavoro non ho questa possibilità.  -- in certo senso, per questo mi piace il lavoro artistico: si può fare delle prove e dei errori, ed è anche desiderabile sbagliare. Sbagliare è l'unico modo di imparare. 

23 maggio 2020

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Sono consapevole delle mie limitazioni.  Sbaglio facilmente al lavoro quando devo compiere un compito nuovo e non so da dove iniziare. Inciampo con le idee, perdo un po' di tempo fino a capire quale dev'essere la procedura giusta. I miei colleghi se ne rendono conto da subito: non hanno dubbi sulle procedure.  Non riesco a vedere quello che per gli altri è ovvio: per me non lo è. Questo modo diverso di percepire le procedure e di imparare è allo stesso tempo uno svantaggio e un vantaggio, dippendendo di cosa devo fare: è ideale nella scienza e nell'arte; ma è un grave handicap nel lavoro come impiegata.  Sono consapevole delle mie limitazioni.  Questa è una foto della torre Eiffel - vista salla sua pancia in sù

Sulla felicità

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Nei miei scaffali ci sono i libri di mio padre. Quando ho dei dubbi su cosa leggere, ne prendo alcuni a caso. È così che sono arrivata a La giornata d'uno scrutatore , di Italo Calvino. Non è un libro lungo, anzi. Come dice il titolo, si tratta di un giorno di elezioni, alcune ore in cui il protagonista fa lo scrutatore nelle elezioni politiche italiane del 1953, nel seggio elettorale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo di Torino. Il libro è una riflessione sulla democrazia. L'ho riletto più volte perché imparo sempre qualcosa di nuovo sui limiti delle nostre idee di apertura, uguaglianza, diritti e correnti politiche. Ma c’è anche un altro argomento toccato nel libro: la felicità. In una delle scene del libro, Amerigo, il personaggio principale, guarda un padre e suo figlio. Il padre, un contadino, aveva indossato i migliori vestiti per andare a trovare suo figlio, internato al Cottolengo per una disabilità mentale. L'uomo aveva p...