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C'è posta per te

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  Non esiste il modo giusto di scrivere un buon libro o un buon poema. Se fosse così avremmo tantissimi grandi libri e migliaia di grandi autori. Scrivere è un mestiere ingrato. Sembra facile, ma nella sua semplicità c’è un tranello: per ogni frase bella e luminosa e semplice ci sono ore di lavoro, lunghi periodi di solitudine e silenzio, scaffali di libri divorati e centinaia di pagine di bozze più o meno decenti, molti scarti e tante riscritture. A volte si ha l’impressione di camminare nel buio. Gli amici e i parenti, primi lettori degli autori dilettanti, aiutano, ma possono essere insufficienti e talvolta pure deleteri, perché possono elogiarti con le migliori intenzioni inducendoti a pensare di essere già ad alti livelli, mentre sei ancora acerbo. Avere un maestro può essere di gran aiuto, ma non sempre è stato possibile trovarne uno. Adesso, nel web, si possono trovare tantissimi corsi e guide, manuali e approcci, maestri bravi e altri non tanto; ma prima non era così. Un s...

Asteroidea

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  Il corpo degli asteroidei è ricoperto da una teca di origine mesodermica fatta di piastre ravvicinate l'una all'altra, ricoperta da un sottile strato di pelle. Gli asteroidei non hanno un cervello centralizzato ma un sistema nervoso complesso che corre lungo ogni braccio, in modo radiale, costituito da due reti: una sensoriale nell'epidermide e una motoria radiale. Non hanno la capacità di pianificare le loro azioni. Se un braccio rileva un odore attraente, diventa dominante e temporaneamente supera le altre braccia per iniziare il movimento verso la preda. Se un braccio si rompe, allontanandosi dal corpo centrale, genera a poco a poco un esemplare completo, sviluppa un nuovo corpo. In un certo senso, le biblioteche sono molto simili alle stelle marine. Anche se le lasci indietro, porti con te un loro braccio attaccato al tuo centro vitale che comincia a generare un nuovo corpo in funzione dei libri su cui inciampa e che presto incorpora nella sua nuova struttura. «Una bi...

La finestra aperta

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 Ho trovato questo piccolo libro, La veglia di Jole Calapso , pubblicato da Sellerio , e sono rimasta… scioccata. È un piccolo libro di racconti. Non sono storie “compiute” o complete in un senso tradizionale, ma si tratta di frammenti di realtà.  Sono storie di donne che mostrano aspetti diversi della vita, storie che sembrano un collage, come quando di sera si cammina per strada e si scorge una finestra aperta e luminosa, e si vede l’interno di una casa. Per pochi secondi c’è un piccolo miracolo, una collisione tra due universi, un varco dimensionale che si offre al flâneur . Una coppia in viaggio al di là del mediterraneo, una donna che non sa che sta per morire, le voci che non spariscono dalla mente, quattro amiche inseparabili, le prime esperienze di maternità, una città frammentata, un tempo di attesa. Sette storie che creano un riflesso della realtà simile a quello che crea uno specchio rotto.  Mentre lo leggevo mi sono resa conto di quanto mi manca imparare, non...

Blu

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Guardami. Sono questo blu che si offre all’orizzonte, perdono ogni peccato, pulisco ogni macchia, porto via la sabbia. Sono l’origine della vita - e la sua fine. Dall'acqua vieni e in acqua ti trasformerai. Connessione, centro e bordo, musica e paura pace e turbinio. questo blu è la mia pelle di serpente, squame di torbidezza, abbraccio di fango, carezza di bufera, onde che inghiottono ogni superficie. mi attraversi - a volte te lo permetto e rido con le barche che mi toccano la schiena ma altre volte piovo e piango ti accolgo ti trattengo. Ho le braccia generose - ma anche gelose. Sono la coperta che nasconde l’abisso, il ponte che collega le nazioni, la casa dei fuggiaschi, la tomba dei naufragi, lo specchio che rivela Narciso.

Una banda di idioti

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Il mondo è degli idioti. Sul serio. Questo libro non ne è la prova, bensì un ritratto, un riflesso come quello offerto dagli specchi dei luna park: distorto, ma che mostra una realtà scomoda. Una banda di idioti , di John Kennedy Toole (edito da Marcos y Marcos e tradotto da Luciana Bianciardi ) è un romanzo assurdo, complesso, acido, quasi dadaista, eccessivo e che crea reazioni intense nei lettori: o lo ami o lo detesti. Ignatius J. Reilly, l'antieroe di questo romanzo, è una di quelle persone che non passano inosservate: un gigante con obesità morbida, baffoni enormi, un berretto verde da cacciatore con paraorecchie che a malapena coprono le orecchie, occhiali gialli e blu, una valvola che crea disagi e un susseguirsi di rutti e flatulenze, amante della cultura classica, lettore appassionato dell’opera di Boezio e che ha un senso estetico - ovviamente - superiore alla media e che sa - ovviamente - cosa sia meglio per tutti e ciascuno. O, come ha detto mia figlia quando ho letto...

Stravolgere le fiabe

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Hänsel e Gretel erano i figli di un bracciante, un taglialegna che riusciva a malapena a sfamare la famiglia. Quest’uomo si era di recente risposato, e la matrigna, vedendo che non c’erano sufficienti risorse per tutti e quattro, lo convinse ad abbandonare i bambini nel bosco. Entrambi i figli sono intelligenti e creativi, e anche se sono stati capaci di ritornare a casa una prima volta, non riescono a tornare quando in effetti li lasciano nel bosco, per cui vagano cercando aiuto finché trovano una radura in cui c’è una piccola casa fatta di marzapane, caramelle e cioccolato, e, senza pensarci troppo, staccano dei pezzi e li mettono in bocca. In quel momento sono sorpresi da una vecchia, la proprietaria della casa, che li invita a entrare a mangiare. I bambini accettano e la vecchia prepara loro una cena spettacolare, con carne e frutta e tante cose che non avevano mai assaggiato prima. Poi, la donna li porta a dormire in letti morbidi e caldi. Quando si risvegliano però scoprono che l...

Nostalgia per gli scarti

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Quando andavo alle superiori, in Bolivia, avevo un amico chiamato Percy che viveva in un palazzo in costruzione. Lui abitava all'ultimo piano, in una specie di appartamento che aveva soltanto i muri esterni (con vetri e porte) ma non i muri interni. Lui aveva creato dei muri, delle stanze e degli spazi usando dei vecchi vinili. Aveva, tra l’altro, creato le stanze usando dei criteri di selezione per genere musicale. La cucina era la zona dei dischi country, il soggiorno tapezzato dal rock progressivo, il salotto custodito tra pareti di pop e folk. Il bagno riservato agli artisti che odiava. Aveva una passione immensa per la musica (infatti, adesso ha uno studio proprio); ma aveva anche una forte manìa per la conservazione degli scarti. A casa sua facevamo scoperte musicali inaspettate. I dischi li prendeva a peso dai depositi di rimanenze di uno studio locale, “Lauro & Cia.”, e non sapeva neanche lui cosa e chi c’era tra gli album ricevuti. Apriva i pacchi e si trovavano insie...

Bambini di ferro

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“La mente umana è come i buchi neri, si può osservare solo attraverso i suoi risultati” (Viola Di Grado) Quando sono arrivata in Italia avevo l’impressione di essere passata attraverso una porta dimensionale ed essere entrata nel futuro, nei mondi di fantascienza che popolano i libri che amo. Porte che si aprono da sole, supermercati senza cassieri, tutto a un bancomat di distanza, prenotazione online, il registro di residenza, strade con tanta gente vecchia e quasi nessun bambino: queste cose non esistono nel mio Paese. Sono così diverse dalla realtà boliviana che fin'ora mio marito non se l'è sentita di entrare in un supermercato a meno che non ci fosse una cassiera o una persona con la quale interagire. Tutto sembra lontano, robotico, sintetico. In un certo senso ho provato lo stesso con la lettura di “Bambini di ferro” , di Viola Di Grado ( La nave di Teseo ). È un libro strano, stranissimo. Pieno di vuoto, di silenzi e ripetizioni, con un ritmo lento e a volte monotono, c...

Scarpe scomode

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Ho provato più volte a scrivere una recensione sul libro Il treno dei bambini di Viola Ardone ( Einaudi ) e non trovo il modo di affrontarlo.  Ho trovato bellissima la storia stessa, l’umanità di chi decide di aprirsi verso chi ha bisogno. È ammirevole il lavoro fatto dall’Unione delle Donne Italiane e dal Partito Comunista, ed è qualcosa che l’autrice ci tiene a sottolineare. È meravigliosa la storia di queste persone che hanno dato il meglio di sé e delle loro vite per aiutare chi ne aveva bisogno, accogliere i piccoli del sud creando reti di solidarietà e generosità. È qualcosa che dev’essere riconosciuto e ricordato. La storia di Amerigo, il personaggio principale, è commovente e molto ricca di dettagli, come per esempio quando si parla di scarpe e dell’angoscia di chi ha usato sempre scarpe troppo lunghe, troppo strette, troppo usate, che poteva funzionare anche come una metafora della sua vita. Ma il libro come insieme non mi è piaciuto. Non mi ha convinto. Ecco perché: Il ...

Il mestiere di barcaro

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  Ci sono dei mestieri che non esistono più: il barcaro, il cavalante, il calzolaio. Trovi delle persone che fanno questi lavori, ma la loro funzione sociale, economica, storica, è cambiata. Non sono più dei motori economici fondamentali, bensì una specie di folklore locale. Ciò si può vedere nella terraferma del Veneto, che storicamente si collegava attraverso i fiumi, veri e propri vasi circolatori di vitalità, lavoro, alimento e comunicazione. Adesso, invece, la circolazione si fa attraverso le arterie solide e grigie delle autostrade. Nel libro Se l’acqua ride ( Einaudi ) di Paolo Malaguti conosciamo ben presto Caronte, maestro barcaro che fa da guida a suo nipote e morè Ganbeto - e anche a noi lettori - per capire il suo mestiere e il suo modo di vivere: “Noialtri giriamo el mondo, siamo foresti dapartutto, l’unica nostra casa l’è la barca. Chiaro bocia?”. Ma il mondo è in continua trasformazione. Guardati intorno: quali mestieri non ci saranno più domani? Quali stelle scom...